Innovare per crescere

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L’Italia ha una situazione a macchia di leopardo. Vi sono molte imprese in grado di essere altamente competitive a livello globale, e non solo le grandi imprese, ma anche molte e piccole imprese. E questo anche se a livello aggregato, le classifiche internazionali sugli investimenti in R&I (Ricerca e Innovazione) ci vedono sempre in coda.

Certo sappiamo bene che dobbiamo aumentare gli investimenti privati. Ma le statistiche aggregate possono essere fuorvianti. Infatti, le piccole e medie imprese operanti in settori tradizionali, in tutto il mondo, investono poco in ricerca e sviluppo. E’ comprensibile: in queste aziende l’innovazione è soprattutto di carattere informale, incrementale, mirata al miglioramento della qualità dei prodotti e all’efficienza dei processi. In Italia il numero di queste imprese è molto maggiore rispetto agli altri paesi industriali. Il dato aggregato, quindi non riflette una scarsa propensione alla ricerca delle imprese italiane, ma una specializzazione produttiva e dimensionale peculiare del nostro Paese. A guardare meglio i dati, invece, si vede che le aziende italiane medio-grandi spendono, in media, quanto le loro concorrenti europee. Se poi guardiamo ai dati di bilancio delle grandi aziende italiane, scopriamo che in termini di fatturato spendono quanto e più dei loro principali concorrenti.

La vera priorità per l’Italia non è di aumentare la propensione alla ricerca delle imprese medie e medio grandi, bensì di aiutare il nostro sistema produttivo ad evolvere verso dimensioni più grandi, verso settori ad alta e medio-alta tecnologia e a trasferire i risultati della ricerca alle piccole imprese.

 

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